20 Dicembre 2025
—31 Gennaio 2026
Giovanni Blanco
Giovanna Brogna Sonnino
Andrea Iran
Filippo La Vaccara
Gaetano Longo
Fabio Sgroi
Vito Stassi
Miei cari,
con la virgola. Un titolo che non chiude, ma lascia respirare, lascia che il discorso continui, come fosse soltanto un inizio. Di quella che potrebbe essere una lettera scritta da una gallerista alle sue artiste e ai suoi artisti. Di una conversazione che non ha il tempo delle ore e dei giorni, ma delle intenzioni e delle visioni condivise. Di un dialogo costante che ci ricorda quanto una galleria si fondi sui gesti e sulle intuizioni di artisti e artiste, quanto siano loro a trasformarla in una possibilità che continua ad aprirsi, e quanto ogni loro opera costituisca un frammento di un piano condiviso. Qualcuno potrebbe convincersi che una galleria sia un luogo di passaggi e di contratti, ma alcune di queste sono piccole comunità . Di quelle un po’ storte, attraversate da legami profondi, carichi di fiducia, ma anche di tensioni. Ecco, è questo che fa una galleria: costruisce relazioni, genera scintille, non con calcolo o strategia, ma con cura. Non c’è altro da aggiungere. Bisogna pensare a quella virgola come a un manifesto poetico. Non c’è modo di sapere cosa seguirà , ma proprio quel non sapere renderà tutto sorprendente.
Miei cari,
è un gesto affettuoso e aperto, è una lettera scritta con profonda stima da Susanna Occhipinti a Giovanni Blanco, Giovanna Brogna Sonnino, Andrea Iran, Filippo La Vaccara, Gaetano Longo, Fabio Sgroi, Vito Stassi.
Miei cari,
è una proposta di loro opere. Una selezione di dipinti a olio di Giovanni Blanco, accomunati da una riflessione ironica e parodistica sulla condizione dell’artista che copia, osserva e imita. Una selezione di fotografie di Giovanna Brogna Sonnino tratte dal suo progetto Offerings Gibellina, sulle reliquie affettive del terremoto del Belice del 1968. Un trittico fotografico di Iran con un’idea di cartografia rovesciata, che rivela uno sguardo sul mondo più che il mondo stesso. Una grande carta dipinta ad acrilico di La Vaccara che ci riporta a una figurazione statuaria in cui lo spazio è definito soltanto dal colore. Una selezione di dipinti a olio di Longo, una gemmazione da un dipinto di Concetto Maugeri del 1919. Tre fotografie analogiche di Sgroi che offrono una prospettiva sul grande teatro primordiale che è Palermo. Una tela di piccolo formato dipinta a olio di Vito Stassi dove tra i blu e i bruni si riconoscono anatomie sfocate.
Mariacarla Molè
















Con Offerings per Gibellina, Giovanna Brogna/Sonnino riflette in chiave personale sui terremoti, dal Belice del 1968 fino agli eventi più recenti, trasformando l'esperienza del tragico in un'intima riflessione artistica. Artista versatile, sperimenta tecniche e linguaggi diversi, con particolare attenzione ai libri come forme plastico-poetiche capaci di intrecciare immagine e testo.Il lavoro intreccia parole e fotografie in una narrazione che esprime il senso di smarrimento di fronte alle catastrofi, richiamando la citazione da Candido di Voltaire. Frammenti, oggetti quotidiani e narrazioni ordinarie diventano metafore della precarietà della vita, offrendo una visione fragile e poetica, che rinuncia all'eroismo a favore di un'intimità profonda e condivisa.













Sei autoritratti di Giovanni Blanco aprono un gioco ironico e paradossale sull'identità dell'artista. Tra scimmie e barbagianni, simboli di imitazione e osservazione, Blanco si mette in scena mentre copia,guarda, riflette. Accanto, il suo volto dialoga con quello di un angelo dipinto come scultura lignea, in un confronto sospeso tra rappresentazione, materia e riflessione su di sé.






È vero quel che vedo o è reale soltanto? Le fotografie di Andrea Iran ci invitano a riflettere sul confine tra vero e reale. Non si tratta solo di immagini, ma di mappe della percezione: ciò che vediamo non è mai la realtà "nuda", ma il modo in cui il nostro corpo e la nostra esperienza la interpretano. Attraverso questa lente poetica e riflessiva, Andrea Iran trasforma l'atto del guardare in un esercizio di consapevolezza. Lo scopo non è quello di giungere a una risposta, ma di tracciare la distanza tra quanto vediamo e ciò che realmente



Da dove nasce l'ispirazione? Per Filippo La Vaccara è un processo quasi sciamanico: un'immagine che nasce dal pensiero, leggera e invisibile, e poi si manifesta come un'apparizione. L'opera diventa il luogo in cui quel flusso naturale prende forma, passando dall'idea al gesto, fino a diventare qualcosa da condividere. Un lavoro visionario, una costruzione che parte dall'interno e si rivela all'improvviso.

Ogni ricerca nasce da uno sguardo personale. Nel lavoro di Gaetano Longo, il paesaggio diventa luogo di stratificazione, memoria e visione. Partendo da uno studio di Concetto Maugeri (Catania, 1919-1951) del 1938, Longo sviluppa una pittura che non copia, ma rielabora e trasforma il riferimento storico in una geografia interiore, intima e silenziosa.




Attraverso la sua fotografia, Fabio Sgroi contribuisce a documentare momenti sociali, politici e quotidiani di Palermo: eventi, persone, manifestazioni che testimoniano le tensioni e la vitalità di questi ultimi quarant'anni.



Vito Stassi (Palermo, 1980) La sua pittura non cerca l'impatto immediato: si apre lentamente, tra segni leggeri, cancellature e tracce che emergono e scompaiono. È un lavoro fatto di presenza e dissoluzione, dove il vuoto conta tanto quanto il segno. Lo sguardo non viene guidato, ma invitato a restare, a fermarsi, a riconoscere ciò che si intravede più che ciò che si vede.Una pittura che chiede tempo.Una pittura che parla di memoria.

20 Dicembre 2025
—31 Gennaio 2026
Giovanni Blanco
Giovanna Brogna Sonnino
Andrea Iran
Filippo La Vaccara
Gaetano Longo
Fabio Sgroi
Vito Stassi
Miei cari,
con la virgola. Un titolo che non chiude, ma lascia respirare, lascia che il discorso continui, come fosse soltanto un inizio. Di quella che potrebbe essere una lettera scritta da una gallerista alle sue artiste e ai suoi artisti. Di una conversazione che non ha il tempo delle ore e dei giorni, ma delle intenzioni e delle visioni condivise. Di un dialogo costante che ci ricorda quanto una galleria si fondi sui gesti e sulle intuizioni di artisti e artiste, quanto siano loro a trasformarla in una possibilità che continua ad aprirsi, e quanto ogni loro opera costituisca un frammento di un piano condiviso. Qualcuno potrebbe convincersi che una galleria sia un luogo di passaggi e di contratti, ma alcune di queste sono piccole comunità . Di quelle un po’ storte, attraversate da legami profondi, carichi di fiducia, ma anche di tensioni. Ecco, è questo che fa una galleria: costruisce relazioni, genera scintille, non con calcolo o strategia, ma con cura. Non c’è altro da aggiungere. Bisogna pensare a quella virgola come a un manifesto poetico. Non c’è modo di sapere cosa seguirà , ma proprio quel non sapere renderà tutto sorprendente.
Miei cari,
è un gesto affettuoso e aperto, è una lettera scritta con profonda stima da Susanna Occhipinti a Giovanni Blanco, Giovanna Brogna Sonnino, Andrea Iran, Filippo La Vaccara, Gaetano Longo, Fabio Sgroi, Vito Stassi.
Miei cari,
è una proposta di loro opere. Una selezione di dipinti a olio di Giovanni Blanco, accomunati da una riflessione ironica e parodistica sulla condizione dell’artista che copia, osserva e imita. Una selezione di fotografie di Giovanna Brogna Sonnino tratte dal suo progetto Offerings Gibellina, sulle reliquie affettive del terremoto del Belice del 1968. Un trittico fotografico di Iran con un’idea di cartografia rovesciata, che rivela uno sguardo sul mondo più che il mondo stesso. Una grande carta dipinta ad acrilico di La Vaccara che ci riporta a una figurazione statuaria in cui lo spazio è definito soltanto dal colore. Una selezione di dipinti a olio di Longo, una gemmazione da un dipinto di Concetto Maugeri del 1919. Tre fotografie analogiche di Sgroi che offrono una prospettiva sul grande teatro primordiale che è Palermo. Una tela di piccolo formato dipinta a olio di Vito Stassi dove tra i blu e i bruni si riconoscono anatomie sfocate.
Mariacarla Molè
















Con Offerings per Gibellina, Giovanna Brogna/Sonnino riflette in chiave personale sui terremoti, dal Belice del 1968 fino agli eventi più recenti, trasformando l'esperienza del tragico in un'intima riflessione artistica. Artista versatile, sperimenta tecniche e linguaggi diversi, con particolare attenzione ai libri come forme plastico-poetiche capaci di intrecciare immagine e testo.Il lavoro intreccia parole e fotografie in una narrazione che esprime il senso di smarrimento di fronte alle catastrofi, richiamando la citazione da Candido di Voltaire. Frammenti, oggetti quotidiani e narrazioni ordinarie diventano metafore della precarietà della vita, offrendo una visione fragile e poetica, che rinuncia all'eroismo a favore di un'intimità profonda e condivisa.













Sei autoritratti di Giovanni Blanco aprono un gioco ironico e paradossale sull'identità dell'artista. Tra scimmie e barbagianni, simboli di imitazione e osservazione, Blanco si mette in scena mentre copia,guarda, riflette. Accanto, il suo volto dialoga con quello di un angelo dipinto come scultura lignea, in un confronto sospeso tra rappresentazione, materia e riflessione su di sé.






È vero quel che vedo o è reale soltanto? Le fotografie di Andrea Iran ci invitano a riflettere sul confine tra vero e reale. Non si tratta solo di immagini, ma di mappe della percezione: ciò che vediamo non è mai la realtà "nuda", ma il modo in cui il nostro corpo e la nostra esperienza la interpretano. Attraverso questa lente poetica e riflessiva, Andrea Iran trasforma l'atto del guardare in un esercizio di consapevolezza. Lo scopo non è quello di giungere a una risposta, ma di tracciare la distanza tra quanto vediamo e ciò che realmente



Da dove nasce l'ispirazione? Per Filippo La Vaccara è un processo quasi sciamanico: un'immagine che nasce dal pensiero, leggera e invisibile, e poi si manifesta come un'apparizione. L'opera diventa il luogo in cui quel flusso naturale prende forma, passando dall'idea al gesto, fino a diventare qualcosa da condividere. Un lavoro visionario, una costruzione che parte dall'interno e si rivela all'improvviso.

Ogni ricerca nasce da uno sguardo personale. Nel lavoro di Gaetano Longo, il paesaggio diventa luogo di stratificazione, memoria e visione. Partendo da uno studio di Concetto Maugeri (Catania, 1919-1951) del 1938, Longo sviluppa una pittura che non copia, ma rielabora e trasforma il riferimento storico in una geografia interiore, intima e silenziosa.




Attraverso la sua fotografia, Fabio Sgroi contribuisce a documentare momenti sociali, politici e quotidiani di Palermo: eventi, persone, manifestazioni che testimoniano le tensioni e la vitalità di questi ultimi quarant'anni.



Vito Stassi (Palermo, 1980) La sua pittura non cerca l'impatto immediato: si apre lentamente, tra segni leggeri, cancellature e tracce che emergono e scompaiono. È un lavoro fatto di presenza e dissoluzione, dove il vuoto conta tanto quanto il segno. Lo sguardo non viene guidato, ma invitato a restare, a fermarsi, a riconoscere ciò che si intravede più che ciò che si vede.Una pittura che chiede tempo.Una pittura che parla di memoria.

Galleria Susanna Occhipinti
Via Napoleone Colajanni 9–11, Ragusa
Galleria Susanna Occhipinti
Via Napoleone Colajanni 9–11, Ragusa

